Liza Lapira

Liza Lapira (born December 3, 1981) is an American actress. She played Kianna in the 2008 film 21, Special Agent Michelle Lee in the CBS police procedural series NCIS and Ivy, Topher Brink’s assistant in Dollhouse. Lapira has also co-starred in the short-lived sitcoms Traffic Light, Don’t Trust the B—- in Apartment 23, and Super Fun Night.

Liza Lapira was born in Queens, New York. She is of Filipino, Spanish, and Chinese ancestry.

In New York, she acted on stage and in independent films. She moved to Los Angeles in 2004 to work in television.

Lapira’s New York stage credits include As You Like It, The School for Wives, The Odyssey, and Alexandra Cunningham’s No. 11 Blue and White.

Early film credits include director Tony Scott’s Domino and independent feature The Big Bad Swim, which premiered at the Tribeca Film Festival in 2006. Lapira appeared in J. J. Abrams‘ 2008 film Cloverfield as Heather and also appeared in Table for Three and 21. In 2009, she played Agent Sophie Trinh in the film Fast & Furious opposite Paul Walker, and in 2010, she played Alva in Repo Men. She portrayed Liz, the sharp-tongued friend of Hannah (Emma Stone) in the 2011 film Crazy, Stupid, Love.

Lapira’s first major role was a series regular spot on the Showtime TV series Huff. Lapira played neuroscientist Ivy in both seasons of Joss Whedon’s series Dollhouse, appearing predominantly with Fran Kranz and Dichen Lachman.

Her TV credits include recurring roles in Dexter, ER, Monk, Grey’s Anatomy, Law & Order: SVU, The Parkers as Shaquan, Sex and the City, and The Sopranos.

Lapira had regular roles as Agent Michelle Lee in NCIS, Lisa in Traffic Light, Robin in Don’t Trust the B—- in Apartment 23 and Detective Jacocks in Battle Creek.

Lapira is a supporter of LA’s BEST, an after-school enrichment program in conjunction with the Los Angeles Unified School District. She is also a supporter of the #ActToChange anti-bullying campaign.

Union County (Arkansas)

Das Union County ist ein County im US-Bundesstaat Arkansas. Der Verwaltungssitz (County Seat) ist El Dorado.

Das County liegt im äußersten Süden von Arkansas, grenzt an Louisiana und hat eine Fläche von 2.733 Quadratkilometern, wovon 42 Quadratkilometer Wasserfläche sind. Es grenzt an folgende Countys und Parishes:

Union County wurde am 2. November 1829 aus Teilen des Clark County und des Hempstead County gebildet.

2000 2010

Nach der Volkszählung im Jahr 2000 lebten im Union County 45.629 Menschen. Davon wohnten 983 Personen in Sammelunterkünften, die anderen Einwohner lebten in 17.989 Haushalten und 12.646 Familien. Die Bevölkerungsdichte betrug 17 Einwohner pro Quadratkilometer. Ethnisch betrachtet setzte sich die Bevölkerung zusammen aus 66,15 Prozent Weißen, 31,97 Prozent Afroamerikanern, 0,24 Prozent amerikanischen Ureinwohnern, 0,40 Prozent Asiaten, 0,01 Prozent Bewohnern aus dem pazifischen Inselraum und 0,46 Prozent aus anderen ethnischen Gruppen; 0,77 Prozent stammen von zwei oder mehr Ethnien ab. Unabhängig von der ethnischen Zugehörigkeit waren 1,14 Prozent der Bevölkerung spanischer oder lateinamerikanischer Abstammung.

Von den 17.989 Haushalten hatten 32,2 Prozent Kinder oder Jugendliche im Alter unter 18 Jahre, die mit ihnen zusammen lebten. 51,3 Prozent waren verheiratete, zusammenlebende Paare, 15,2 Prozent waren allein erziehende Mütter, 29,7 Prozent waren keine Familien. 26,9 Prozent aller Haushalte waren Singlehaushalte und in 12,1 Prozent lebten Menschen im Alter von 65 Jahren oder darüber. Die Durchschnittshaushaltsgröße lag bei 2,48 und die durchschnittliche Familiengröße bei 3,00 Personen.

25,9 Prozent der Bevölkerung waren unter 18 Jahre alt, 8,3 Prozent zwischen 18 und 24, 27,0 Prozent zwischen 25 und 44, 22,7 Prozent zwischen 45 und 64 und 16,1 Prozent waren 65 Jahre oder älter. Das Durchschnittsalter betrug 38 Jahre. Auf 100 weibliche kamen statistisch 91,6 männliche Personen und auf 100 Frauen im Alter von 18 Jahren und darüber kamen durchschnittlich 86,0 Männer.

Das jährliche Durchschnittseinkommen eines Haushalts betrug 29.809 USD, das Durchschnittseinkommen der Familien 36.805 USD. Männer hatten ein Durchschnittseinkommen von 31.868 USD, Frauen 19.740 USD. Das Prokopfeinkommen betrug 16.063 USD. 14,7 Prozent der Familien und 18,7 Prozent der Einwohner lebten unterhalb der Armutsgrenze.

Citys

Town

Unincorporated Communitys

Townships

Liste der Countys in Arkansas
Arkansas | Ashley | Baxter | Benton | Boone | Bradley | Calhoun | Carroll | Chicot | Clark | Clay | Cleburne | Cleveland | Columbia | Conway | Craighead | Crawford | Crittenden | Cross | Dallas | Desha | Drew | Faulkner | Franklin | Fulton | Garland | Grant | Greene | Hempstead | Hot Spring | Howard | Independence | Izard | Jackson | Jefferson | Johnson | Lafayette | Lawrence | Lee | Lincoln | Little River | Logan | Lonoke | Madison | Marion | Miller | Mississippi | Monroe | Montgomery | Nevada | Newton | Ouachita | Perry | Phillips | Pike | Poinsett | Polk | Pope | Prairie | Pulaski | Randolph | Saline | Scott | Searcy | Sebastian | Sevier | Sharp | St. Francis | Stone | Union | Van Buren | Washington | White | Woodruff | Yell

Koordinaten:

Pieve Fosciana

Pieve Fosciana è un comune italiano di 2.450 abitanti della provincia di Lucca, localizzato in una piccola pianura al centro della Garfagnana.

Il territorio di Pieve Fosciana conserva lontane tracce preistoriche risalenti al neolitico. Il nome della località deriva probabilmente dal composto di „pieve“, con riferimento ad un’antica pieve presente sul territorio e che amministrava la comunità, e del nome di persona latino „Fuscianus“, al quale venne aggiunto il suffisso „-ana“ ad indicarne appartenenza. La nascita della pieve, come tutte le pievi lucchesi, è avvolta in un alone di mistero: da vecchi manoscritti rinvenuti a Lucca, si ritiene che la pieve sia stata fondata dal vescovo San Frediano nel VI secolo d.C. I primi insediamenti nella zona di Pieve Fosciana risalgono all’epoca romana, come dimostrano i ritrovamenti archeologici rinvenuti e databili a tale epoca.

Alla caduta dell’Impero Romano il territorio venne abbandonato a causa delle frequenti invasioni barbariche tipiche di quel periodo, per ripopolarsi nuovamente durante l’Alto Medioevo. Un documento di oltre 1200 anni fa, precisamente del 764, riporta per la prima volta il nome di un pievano locale, tale Gunduald di origine longobarda. Costui pare abbia costruito la chiesa di Santa Maria di Campori (da „Campolus“, cioè lembo estremo del Campus Fuscianus). Sin dal principio la comunità di Pieve Fosciana si dedicò all’agricoltura che costituì sempre la fonte principale di ricchezza del borgo. Nel corso del Medioevo il paese ebbe una notevole importanza grazie alla sua pieve, unico edificio religioso di tutto il territorio della Garfagnana ove si poteva ricevere il battesimo, come attestato da un documento ufficiale risalente al 1168. Nella prima metà del Quattrocento un noto predicatore francescano, il beato Ercolano da Piegaro, ricevette da papa Eugenio IV, suo familiare, l’autorizzazione a fondare in Garfagnana alcune convivenze del movimento riformatore dell’osservanza. Nacquero così due conventi intitolati a San Francesco: uno nei dintorni di Barga ed un altro proprio a Pieve Fosciana. Circondato da fama di santità, Ercolano morì nel 1451 nel convento di San Francesco „ai Frati“. Le sue reliquie sono tuttora conservate nella chiesa di Pieve.

Tra il XII e il XV secolo Pieve Fosciana venne annessa ai possedimenti del Ducato di Modena degli Estensi, la cui dominazione si protrasse fino all’invasione delle truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte. Nel 1814, dopo la caduta dell’Impero Napoleonico, Pieve Fosciana ritornò agli Estensi che vi governarono fino alla sua annessione al Regno d’Italia avvenuta nel 1861 ad opera del re Vittorio Emanuele II di Savoia. Già nel 1831, però, fu esposta in paese la bandiera Tricolore, la prima in Toscana, ed alcuni abitanti parteciparono alle guerre risorgimentali fin dal 1848. Alla fine della seconda guerra mondiale, Pieve Fosciana si trovò per oltre sette mesi nell’immediata retrovia della Linea Gotica, subendo bombardamenti di artiglieria ed aerei. Il 20 aprile 1945, sventolò di nuovo sull’antico campanile il tricolore, forse il primo oltre la Linea.

Tra i monumenti di maggiore rilievo nel comune di Pieve Fosciana citiamo qui la Pieve di San Giovanni Battista nel capoluogo, la Chiesa di San Magno a Pontecosi , la Torre di Sillico e l’antico mulino ad acqua ancora funzionante, appartenente alla famiglia Regoli da cinque generazioni. Il paese ha anche un piccolo bacino termale dove molte persone fanno bagni e docce nelle sue acque perché ritenute ottime per combattere dolori ossei e molti piccoli problemi fisici. Di interesse, infine, sono anche i Sentieri del Moro.

Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 112 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Il paese di Pieve Fosciana conserva alcune vecchie tradizioni: una di queste è la ricorrenza annuale del Carnevale, nel quale gareggiano le antiche contrade. Il Martedì grasso si „brucia il Carnevale“ incendiando un pupazzo che lo rappresenta. Come finale si usa suonare „la Grossa“ (la campana maggiore della Pieve) che dà il segnale d’inizio della Quaresima. L’usanza è documentata come plurisecolare.

La più conosciuta tradizione è, però, la Festa della Libertà, che risale al 1369. Ha origine dalla liberazione di Lucca da parte dell’imperatore Carlo IV e ricorre ogni anno la domenica dopo Pasqua ed il lunedì seguente. Dal punto di vista religioso, in questi giorni si commemora a Pieve la SS. Annunziata. All’altare omonimo si celebravano un tempo i matrimoni ed il gruppo robbiano ivi custodito è ancora adesso oggetto di venerazione in tali occasioni. Da alcuni anni, nel secondo giorno della Festa della Libertà vengono festeggiate le nozze d’oro e d’argento del paese. Fin dal 1800 alla Festa si è aggiunta una fiera, a formare una vera festa di primavera per tutta la Garfagnana. Usanza della Festa è assaggiare la torta di riso, che ha sostituito la torta di farro (ora in ritorno).

Una caratteristica locale è L’addobbatura (ornamentazione con drappi) dell’interno della chiesa, dalla Domenica delle Palme alla 2ª domenica di Pasqua. Altre feste religiose sono la millenaria solennità di San Giovanni, il 24 giugno, e la festa di Beato Ercolano, il 31 agosto.

Nelle estati pievarine troviamo molte sagre adornate dallo scenario garfagnino. Nei primi giorni di luglio si può vedere la Sagra del Raviolo, che ripropone come tema base culinario la riscoperta di questo gustoso piatto tradizionale. Nella settimana centrale di agosto si può partecipare alla gustosa Passeggiata Formenton 8 file dove, per le vie e le aie del paese, vengono riprodotte antiche scene contadine in costume e servite pietanze tradizionali a base del tipico prodotto pievarino formenton 8 file (antica specie di mais a 8 file di semi) seguito da buon vino locale. Per salutare l’estate c’è l’ultima sagra paesana, La festa della Bistecca, dove vengono servite ottime bistecche degli allevatori locali, sinonimo di grande qualità e gusto.

Gli abitanti sono distribuiti in 897 nuclei familiari con una media di 2,64 componenti per nucleo.

Per quanto riguarda l’occupazione, nel territorio risultano esserci:

A Pieve Fosciana è stato installato un distributore di latte crudo, primo nel suo comune e tra i primi in tutta la Valle del Serchio. Il latte venduto deriva dai piccoli allevatori bovini del paese, i cui animali sono cresciuti con foraggi ed erbe della Garfagnana.

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Scorcio di via San Giovanni e il campanile della Pieve

La Pieve, in primo piano l’abside

Altare delle Quarantore (Domenica delle Palme)

Altri progetti

Quintorigo

I Quintorigo sono un gruppo musicale italiano attivo dal 1992 e originario della Romagna.

Il gruppo propone un originale mélange di suoni e generi musicali: musica classica, rock, jazz, punk, reggae, funky, blues, in un continuo gioco tra musica e voce nei quali gli esecutori dimostrano versatilità ed elevate competenze e capacità musicali.

All’originale risultato finale concorrono archi e sax, usati in maniera decisa e allo stesso tempo melodica, uniti alla voce che spazia sulle più diverse timbriche.

I Quintorigo si formano nel 1996. Fin dall’inizio la loro musica, fortemente sperimentale, fonde jazz, classica, rock e pop. Il gruppo inizia la propria attività proponendo dal vivo un repertorio fatto di cover di artisti di diversa estrazione musicale (Miles Davis, Jimi Hendrix, Nirvana). Il primo disco (autoprodotto) è l’album promozionale Dietro le quinte (1998).

Nel 1998 si classificano primi all’Accademia della Canzone di Sanremo: è il prologo alla loro partecipazione al Festival di Sanremo 1999, durante il quale si fanno conoscere al grande pubblico con Rospo. Al festival della canzone italiana si aggiudicano il Premio della Critica nella sezione „Giovani“ e quello della Giuria di qualità. Lo stesso anno grazie a Rospo vincono il Premio Tenco per la miglior opera prima. Nella cerimonia di premiazione suonano con Franco Battiato rivisitando il suo brano L’animale.

Il 1º maggio 1999 partecipano al Concerto del Primo Maggio, in Piazza San Giovanni, a Roma, suonando alcuni brani del loro album Rospo.

Nel settembre 2000 pubblicano Grigio, che conferma come il gruppo sia bravo ad affrontare diversi generi (sono presenti la cover di Highway Star dei Deep Purple e degli omaggi a Paolo Conte).

Si presentano nuovamente a Sanremo nell’edizione del Sanremo nel 2001, con Bentivoglio Angelina (inserita nella ristampa di Grigio). Con questo brano ottengono il Premio della Giuria di qualità per il „miglior arrangiamento“.

Tra il 2001 e il 2002 si esibiscono dal vivo in una serie di concerti e partecipando a diversi festival, tra cui il Brand: new Tour, gli Italian Music Award (con Carmen Consoli), e al Concerto del Primo Maggio 2001. Realizzano anche la colonna sonora del film La forza del passato (2002), diretto da Piergiorgio Gay.

Alla fine del 2002 il gruppo rientra in studio a Rimini per registrare In cattività (marzo 2003), nel quale si accostano anche alla musica elettronica. Tra gli ospiti del disco vi sono Ivano Fossati e un’orchestra di 60 elementi, l’Orchestra Sinfonica „Mihail Jora“ di Bacau (Romania) e la Banda di Massamalata (che partecipa al brano U.S.A. e getta).

Dopo due anni di pausa, nel 2005, a seguito di divergenze artistiche e personali, John De Leo (voce) si separa dal gruppo. Da qui il gruppo si dedica ad un progetto su Charles Mingus (Quintorigo Play Mingus) con la voce femminile della cantante bolognese Luisa Cottifogli (già collaboratrice di Ivano Fossati e Lucio Dalla e interprete di lirica, teatro e jazz). Nel 2006 con la nuova cantante viene pubblicato l’album Il cannone, che dà l’avvio ad un nuovo percorso dal lato onirico e introverso rispetto al passato.

Fra le altre collaborazioni del gruppo, oltre a quelle già citate, vi sono quelle con Roberto Gatto, Enrico Rava e Antonello Salis.

Sul finire del 2009 Luisa Cottifogli lascia il gruppo ed il progetto live dedicato a Mingus acquista spessore con l’entrata in scena di Maria Pia De Vito (vincitrice del Top Jazz 2009)

Dal 2008 inizia la collaborazione con il cantante Luca Sapio, con il quale il gruppo nel 2011 pubblica l’album English Garden interamente cantato in inglese, con la partecipazione dell’attrice e cantante statunitense Juliette Lewis.

Nel giugno 2012 partono con una nuova tournée ed un nuovo progetto dedicato a Jimi Hendrix. Il nuovo cantante che li accompagna dal vivo è Moris Pradella (che collabora anche con il cantante italiano Mario Biondi, nel ruolo di corista). Il 27 novembre 2012, per il settantesimo anniversario della nascita di Jimi Hendrix, è stato pubblicato il nuovo disco che si intitola Quintorigo Experience per l’etichetta Métro/Self. A questo album partecipano, tra gli altri, i cantanti Moris Pradella, Eric Mingus e Vincenzo Vasi (impegnato anche al theremin), oltre che i musicisti Antonio Bianchi e Michele Francesconi.

Il 12 luglio 2013, nel corso dell‘Experience Tour si avvalgono della collaborazione, nella loro performance live presso la Corte degli Agostiniani a Rimini, del trombettista jazz Paolo Fresu.

Il 24 ottobre 2013 aprono, presso il Kulturni Dom di Gorizia, la 16ª edizione del Festival „Jazz&Wine of Peace 2013“, presentando al pubblico goriziano il loro ormai consolidato progetto su Jimi Hendrix.

Il 1º maggio 2014, al Teatro Diego Fabbri di Forlì, fanno registrare il tutto esaurito, in occasione dello spettacolo „Trilogy“, realizzato con il batterista Roberto Gatto, l’Italian Jazz Orchestra e l’orchestra „Maderna“, con musiche di Frank Zappa, Jimi Hendrix e Charles Mingus. La direzione musicale è affidata a Fabio Petretti.

Vantano tre partecipazioni ad Umbria Jazz: nel 2010, nell’edizione invernale di Orvieto, presentando Play Mingus accompagnati da Maria Pia De Vito, nel 2012, con Quintorigo Experience, sempre a Orvieto (avvalendosi, peraltro, della partecipazione del cantante statunitense Eric Mingus), e nel 2013, ancora con quest’ultimo, ma nella kermesse estiva, al fianco dei grandi nomi del jazz mondiale, a Perugia.

A maggio 2015, esce il loro lavoro discografico dedicato a Frank Zappa (Around Zappa), nato dalla collaborazione con il batterista Roberto Gatto, dove si ritrova ancora una volta come vocalist Moris Pradella, da considerarsi ormai membro stabile del gruppo.

Per il 2016, è annunciata l’uscita di un nuovo album di inediti, sempre con la collaborazione di Roberto Gatto e Moris Pradella.

Forti di una solida preparazione tecnica (sono tutti ex studenti di conservatorio) e di una lunga esperienza live, possono vantare nel loro palmarès:

Hamburg-Altstadt

Hamburg-Altstadt (amtlicher Name zur Abgrenzung von Altona-Altstadt) ist der Stadtkern und gehört als Stadtteil zum Bezirk Hamburg-Mitte der Freien und Hansestadt Hamburg.

Der Stadtteil Hamburg-Altstadt liegt in Hamburg zentral zwischen Neustadt, HafenCity und St. Georg. Sein Westteil ist ein Teil der Hamburger Innenstadt. Die Grenze zur Neustadt im Westen bildet das Alsterfleet; nach Süden wird die Altstadt durch den Zollkanal, nach Osten und Norden durch die Gleisanlagen der Verbindungsbahn begrenzt.

Auf dem Gebiet der Altstadt befand sich der älteste Siedlungskern Hamburgs rund um den Domplatz. Hier lag die von den Wikingern im Jahre 845 zerstörte Hammaburg.

Zum Befestigungssystem gehörte der etwa 300 Meter lange Heidenwall, der die Siedlung nach Osten schützte und von der heutigen Rosenstraße zum Schopenstehl verlief.

Von den verschiedenen im 11. Jahrhundert errichteten Burgen können im Keller des Gemeindehauses St. Petri noch die Fundamente der Bischofsburg besichtigt werden.

Weitere Einzelheiten zur Siedlungsentwicklung im Hauptartikel Geschichte Hamburgs.

Ab 1240 entstanden die ersten Teile der Wallanlagen. Der Verlauf zwischen der Alster und dem Oberbaum entsprach dem der späteren Wallanlagen.

Im Bereich der Altstadt gab es folgende Stadttore: Brooktor, Sandtor, Ellerntor, Winsertor, Niederntor, Steintor und Spitalertor. Die Alster wurde für den Mühlenbetrieb aufgestaut und parallel zum Rödingsmarkt in dessen Mitte ein Fleet verlief, wurde ein Wassergraben angelegt, der heute das Alsterfleet bildet und über das die Alster in die Elbe mündete. Das Nikolaifleet behielt seine Funktion als Hafen der Stadt.

Zum Schutz des Hafens war im Westen eine Reihe von Baumpfählen in der Elbe bildeten den Baumwall, im Osten war der Hafen gegen Elbe und Bille durch den Oberbaum geschützt.

Der Name Neustadt geht auf die Gründung der gräflichen Stadt durch Gustav Adolf III., Graf zu Schauenburg, Stormarn und Holstein um 1188 zurück. Die Gründung stand in Konkurrenz zur bischöflichen Stadt rund um die Petrikirche im Bereich der Domstraße. Zuvor befand sich dort die gräfliche Neue Burg, an welche die gleichnamige Straße in der Nähe der Nikolaikirche erinnert. Die Trostbrücke verbindet seit 1266 die beiden Teile der Altstadt. Die damals alte Neustadt gehört heute zum Hamburger Stadtteil Hamburg-Altstadt.

Erstmals erwähnt wurden 1255 die Hauptkirche Sankt Jacobi und 1256 die Hauptkirche Sankt Katharinen. Beide Erwähnungen dokumentieren die Ausdehnung der Stadt in Richtung Osten im Zuge der Steinstraße (Jakobikirche) und nach Süden in die Elbmarsch (Katharinenkirche). Bis zur Besiedlung der Hamburger Neustadt (Kirchspiel St. Michaelis) im 17. Jahrhundert bestand damit die Altstadt Hamburgs aus den vier Kirchspielen St. Petri, St. Nikolai, St. Katharinen und St. Jakobi. Diese Kirchspiele hatten auch Bedeutung als Organisationseinheiten bei der Verwaltung der Stadt.

Zur Entwässerung des im Mündungsdelta von Alster und Bille gelegenen Gebiets wurden Fleete angelegt. Sie dienten später dem Warenverkehr. Einige Fleete wurden durch den Bau der Speicherstadt im südlichen Teil des Kirchspieles St. Katharinen (südlich vom Zollkanal) in den 1880er Jahren entbehrlich. Dabei wurden ca. 20.000 Einwohner umgesiedelt. Weitere Fleete wurden nach dem Zweiten Weltkrieg mit Trümmerschutt verfüllt.

Etliche Straßennamen erinnern noch an die alten Fleete: Gröningerstraßenfleet, Steintwietenhof (ehemaliges Deichstrassenfleet, über welches die Steintwiete verlief), Steckelhörnfleet und Katharinenfleet. Übrig blieben nur das breite Nikolaifleet, das kleine Becken des Mönkedammfleets und das Alsterfleet. Die Ansätze von Steckelhörnfleet und Gröningerstraßenfleet sind noch bei der Katharinenbrücke und bei der Zollenbrücke zu erkennen.

Nach Fertigstellung der Wallanlagen 1624 begann man im Bereich der Hamburger Innenstadt mit der Umgestaltung des Alsterlaufs. Erst 1624 entstand der Alsterdamm (heute Ballindamm).

Durch den Hamburger Brand wurden 1842 große Teile der Altstadt zerstört. Mit dem Neuaufbau wurde von den überkommenen engen mittelalterlich geprägten Straßenstrukturen und den häufig auch klein parzellierten Grundstücken abgegangen und die Chance für eine Modernisierung der Stadt genutzt. Die wichtigsten Architekten der Zeit nach dem Brand waren Jean David Jollasse, Alexis de Chateauneuf und Auguste de Meuron, von deren Bauten allerdings nur noch die Alte Post erhalten geblieben ist. Der aufblühende Handel und später auch die Reichsgründung führten zu geänderten Bedürfnissen in der Gestaltung der Bauten. Die Aufhebung der Torsperre und die Bahnhöfe der neuen Eisenbahn erforderten eine geänderte Infrastruktur zur Verbesserung der Mobilität.

Ab 1900 wurden Hamburgs Eisenbahnanlagen wesentlich umgestaltet. Dabei wurde der Hamburger Hauptbahnhof, der jedoch knapp in St. Georg liegt, 1906 eröffnet. Ab 1906 wurde die Mönckebergstraße angelegt, unter der seit 1912 die erste U-Bahn Hamburgs mit den Haltestellen Rathausmarkt (heute Rathaus) und Barkhof (heute Mönckebergstraße) verläuft. Im Bereich zwischen dem Ballindamm an der Binnenalster und der Steinstraße entstanden große Kontorhäuser und Kaufhäuser, überwiegend mit Sandsteinfassaden.

Mit der Sanierung der Südlichen Altstadt, zwischen dem Deichtor und der Brandstwiete, dem Zollkanal und der Steinstraße in der Zeit von 1914 bis 1938 erhielt das Straßennetz der Altstadt nahezu die heutige Form. Das Kontorhausviertel löste die letzten alten Straßen im Gängeviertel ab.

Der City-Hof bezeichnet eine Gruppe von vier Hochhäusern (Architekt: Rudolf Klophaus). In den 1950er-Jahren gebaut (Fertigstellung circa 1958), waren dies die ersten Hochhäuser der Hamburger Innenstadt seit dem Bau des Klockmann-Hauses in den 1930er-Jahren. Die Fassade des City-Hofs war im Originalzustand mit quadratischen, weißen Keramikplatten verkleidet und durch bündig sitzende Holzfenster gegliedert. Dieser Zustand wurde 1972 durch den Einsatz von Kunststofffenstern und eine Verkleidung der Fassade mit grauen Eternitplatten im Jahre 1977 grundlegend verändert. Die ursprüngliche Keramikfassade ist unter den Eternitplatten nach wie vor erhalten. Außerdem neu für Hamburg war eine Einkaufspassage, die mit den heutigen Maßstäben sogenannter Einkaufserlebnisse nicht zu vergleichen ist. Daher befinden sich heute neben Galerien für moderne Kunst Geschäfte des täglichen Bedarfs für die Beschäftigten im Kontorhausviertel in der Passage.

Die südlich der heutigen Großen und Kleinen Reichenstraße Richtung Hauptstrom der Elbe liegende ehemalige Insel ist bereits um 850 besiedelt worden. Es handelt sich damit um die älteste Besiedlungserweiterung aus der Hammaburg hinaus in das Marschengebiet. Das Gebiet der ehemaligen Insel wird (nach heutigen Straßennamen) durch die Trostbrücke im Westen, die Große und die Kleine Reichenstraße im Norden sowie die Willy-Brandt-Straße im Süden begrenzt. Im Osten war in etwa der Hopfensack die Grenze. Dort wo sich heute die Flächen der Reichenstraßen befinden, lag früher das Reichenstraßenfleet. Die Grundstücke verliefen vom Fleet nach Süden bis zum Gröningerstraßenfleet, auf dessen Gebiet heute die Willy-Brandt-Straße verläuft. Während zum Reichenstraßenfleet hin die Wohn- und Geschäftsräume erbaut wurden, lagen die Speicher Richtung Gröningerstraßenfleet.

Ab 1866 wurde das Reichenstraßenfleet zugeschüttet, um eine breite Straße vom Berliner Bahnhof zum Stadtzentrum anlegen zu können. Eines der wenigen erhaltenen Originalbauteile aus der Großen Reichenstraße ist das Portal des Cranz’schen Haus (Große Reichenstraße 49), das sich heute in den Wallanlagen in der Nähe des Museums für Hamburgische Geschichte befindet.

Die Marschinsel Cremon wurde 1188 eingedeicht und den Siedlern der Neuen Burg als Weide zugewiesen. Bereits kurze Zeit später wurde die Insel besiedelt. Richtung Hafen am Nikolaifleet wurden die Häuser erbaut. Hinter den Häusern wurde ein Entwässerungsgraben, das spätere Katharinenfleet, gegraben. Die jenseits des Katharinenfleets gelegenen Grundstücke dienten zunächst weiter als Weide und wurden erst später bebaut. Im Mittelalter wurde dann außendeichs direkt am Nikolaifleet gebaut.

Die Grimm wurde bald nach dem Cremon besiedelt. Die Besiedlung erfolgte ähnlich wie beim älteren Cremon, jedoch ohne rückwärtiges Entwässerungsfleet. Auf dem Grimm liegt die im Ursprung aus dem 13. Jahrhundert stammende Hauptkirche St. Katharinen. Das Kirchspiel war nach der Besiedlung von Cremon und Grimm zur geistlichen Versorgung der Bevölkerung beider Inseln gegründet worden.

Jenseits von Cremon und Grimm liegt die Deichstraße. Das Gebiet wurde von der Neuen Burg aus um 1200 bebaut. Am Nikolaifleet befand sich seit dem Mittelalter der Hamburger Hafen. In der Deichstraße ist der Große Brand von 1842, der praktisch die gesamte damalige Kernstadt zerstörte, ausgebrochen. Dass die alte Bausubstanz in den 1970er-Jahren nicht abgerissen wurde, ist dem „Verein Rettet die Deichstraße“ zu verdanken, der mit Spendengeldern und dem Verkauf von Andenken die Restaurierung verschiedener Gebäude ermöglichte.

Fußgängerbrücken über die Willy-Brandt-Straße (früher: Ost-West-Straße) und den Zollkanal erlauben heute einen touristischen Rundgang vom Rathausmarkt über die Ehemalige Hauptkirche St. Nikolai (Hamburg) und die Deichstraße zur Speicherstadt.

Seit dem 12. Jahrhundert, entwickelte sich das Nikolaifleet zum Hauptumschlagplatz Hamburgs. Da sowohl Ebbe (wegen Niedrigwassers) als auch bei Flut (wegen der Brückendurchfahrten) ein Ein- und Auslaufen der größer werdenden Schiffe immer schwieriger wurde, wurde ein Elbhafen gebaut.

1910 wurde als Entlastung der Steinstraße die Mönckebergstraße durch die alte Bebauung durchgebrochen. Sie war als Haupteinkaufsstraße konzipiert und lief der bisherigen ersten Adresse Großer Burstah bald den Rang ab. Auch heute noch konzentriert sich hier der Hamburger „Shopping“-Bereich. Wohnbebauung ist in diesem Bereich der Altstadt kaum noch vorhanden.

Hamburg war ursprünglich in vier Kirchspiele eingeteilt: St. Jacobi, St. Katharinen, St. Nikolai und St. Petri. Als fünftes Kirchspiel kam später St. Michaelis in der Neustadt hinzu. Mit der Reformation, die in Hamburg durch Johannes Bugenhagen durchgeführt wurde, wurde Hamburg lutherisch. Erst durch die Reglemente über die fremden Religionsverwandten konnten auch französische Reformierte und englische Anglikaner ihren Gottesdienst legal in Hamburg ausüben. Die römisch-katholische Gemeinde hingegen musste lange auf die Privatkapelle in der kaiserlichen Gesandtschaft ausweichen und bekam erst spät den Kleinen Michel in der Neustadt zum Gottesdienst zugewiesen.

Das Viertel ist durch Kaufhäuser, Ladengeschäfte und Kontorhäuser geprägt. Es gibt nur noch wenige Wohnungen, sie liegen in den späten Bauten des Kontorhausviertels. In den 1930er Jahren, als diese Bauten entstanden, war kein Bedarf an weiteren Büroraum. Im Bereich des Katharinenfleets westlich der Katharinenkirche entstanden in den 1970er Jahren neue Wohnungen.

Für die Wahl zur Hamburgischen Bürgerschaft und zur Bezirksversammlung gehört Hamburg-Altstadt zum Wahlkreis Hamburg-Mitte. Die Bürgerschaftswahl 2015 führte zu folgendem Ergebnis:

Direkt neben dem Hauptbahnhof liegt die Hamburger Kunsthalle. Im Neubau (Galerie der Gegenwart) wird Kunst des 20. Jahrhunderts ausgestellt.

Das Thalia Theater ist die zweitgrößte Sprechbühne der Stadt.

Billbrook | Billstedt | Borgfelde | Finkenwerder | HafenCity | Hamburg-Altstadt | Hamm | Hammerbrook | Horn | Kleiner Grasbrook | Neustadt | Neuwerk | Rothenburgsort | Steinwerder | St. Georg | St. Pauli | Veddel | Waltershof | Wilhelmsburg

Institut für Sexualwissenschaft

The Institut für Sexualwissenschaft was an early private sexology research institute in Germany from 1919 to 1933. The name is variously translated as Institute of Sex Research, Institute of Sexology, Institute for Sexology or Institute for the Science of Sexuality. The Nazi book burnings in Berlin included the archives of the Institute.

The Institute was a non-profit foundation situated in Berlin’s Tiergarten. It was headed by Magnus Hirschfeld. Since 1897 he had run the Wissenschaftlich-humanitäres Komitee („Scientific-Humanitarian Committee“), which campaigned on conservative and rational grounds for gay rights and tolerance. The Committee published the long-running journal Jahrbuch fur sexuelle Zwischenstufen. Hirschfeld was also a researcher; he collected questionnaires from 10,000 people, informing his book Die Homosexualität des Mannes und des Weibes („The Homosexuality of Man and Woman“, 1914). He built a unique library on same-sex love and eroticism.

After the Nazis gained control of Germany in the 1930s, the institute and its libraries were destroyed as part of a Nazi government censorship program by youth brigades, who burned its books and documents in the street.

The Institute of Sex Research was opened in 1919 by Hirschfeld and his collaborator Arthur Kronfeld, a once famous psychotherapist and later professor at the Charité. As well as being a research library and housing a large archive, the Institute also included medical, psychological, and ethnological divisions, and a marriage and sex counseling office. The Institute was visited by around 20,000 people each year, and conducted around 1,800 consultations. Poorer visitors were treated for free. In addition, the institute advocated sex education, contraception, the treatment of sexually transmitted diseases, and women’s emancipation, and was a pioneer worldwide in the call for civil rights and social acceptance for homosexual and transgender people.

In 1929 Hirschfeld presided over the third international congress of the World League for Sexual Reform at Wigmore Hall.

Magnus Hirschfeld coined the term transsexualism, identifying the clinical category which his colleague Harry Benjamin would later develop in the United States. Transgender people were on the staff of the Institute, as well as being among the clients there. Various endocrinologic and surgical services were offered, including the first modern „sex-change“ operations in the 1930s. Hirschfeld also worked with Berlin’s police department to curtail the arrest of cross-dressed individuals on suspicion of prostitution.

In late February 1933, as the influence of Ernst Röhm weakened, the Nazi Party launched its purge of LGBT (then known as homophile) clubs in Berlin, outlawed sex publications, and banned organised gay groups. As a consequence, many fled Germany (including, for instance, Erika Mann). In March 1933 the Institute’s main administrator, Kurt Hiller, was sent to a concentration camp.

On 6 May 1933, while Hirschfeld was on a lecture-tour of the US, the Deutsche Studentenschaft made an organised attack on the Institute of Sex Research. A few days later, the Institute’s library and archives were publicly hauled out and burned in the streets of the Opernplatz. Around 20,000 books and journals, and 5,000 images, were destroyed. Also seized were the Institute’s extensive lists of names and addresses. In the midst of the burning, Joseph Goebbels gave a political speech to a crowd of around 40,000 people. The leaders of the Deutsche Studentenschaft also proclaimed their own Feuersprüche (fire decrees). Also books by Jewish writers, and pacifists such as Erich Maria Remarque, were removed from local public libraries and the Humboldt University, and were burned.[citation needed]

The buildings were later taken over by the Nazis for their own purposes. They were a bombed-out ruin by 1944, and were demolished sometime in the mid-1950s. Hirschfeld tried, in vain, to re-establish his Institute in Paris, but he died in France in 1935.

While many fled into exile, the radical activist Adolf Brand made a brave stand in Germany for five months after the book burnings. Finally the persecution became too much, and in November 1933 he was forced to announce the formal end of the organised homosexual emancipation movement in Germany.

On June 28, 1934 Hitler conducted a purge of gay men in the ranks of the SA wing of the Nazis, which involved murdering them in the Night of the Long Knives.[citation needed] This was then followed by stricter laws on homosexuality and the round-up of gay men. The address lists seized from the Institute are believed to have aided Hitler in these actions. Many tens of thousands of arrestees found themselves, ultimately, in slave-labour or death camps.

The charter of the institute had specified that in the event of dissolution, any assets of the Dr. Magnus Hirschfeld Foundation (which had sponsored the Institute since 1924) were to be donated to the Humboldt University of Berlin. Hirschfeld also wrote a personal will while in exile in Paris, leaving any remaining assets to his students and heirs Karl Giese and Li Shiu Tong (Tao Li) for the continuation of his work. However, neither stipulation was carried out. The West German courts found that the foundation’s dissolution and the seizure of property by the Nazis in 1934 was legal. The West German legislature also retained the Nazi amendments to Paragraph 175, making it impossible for surviving gay men to claim restitution for the destroyed cultural center.

Karl Giese committed suicide in 1938 when the Germans invaded Czechoslovakia and his heir, lawyer Karl Fein, was murdered in 1942 during deportation. Li Shiu Tong lived in Switzerland and the United States until 1956, but as far as is known, he did not attempt to continue Hirschfeld’s work. Some remaining fragments of data from the library were later collected by W. Dorr Legg and ONE, Inc. in the US in the 1950s.

In 1973 a new Institut für Sexualwissenschaft was opened at the University of Frankfurt am Main (director: Volkmar Sigusch), and 1996 at the Humboldt University of Berlin.

Gantt, Alabama

Gantt is a town in Covington County, Alabama, United States. At the 2010 census the population was 222.

Gantt is located in northern Covington County at (31.407503, -86.483577). According to the U.S. Census Bureau, the town has a total area of 0.69 square miles (1.8 km2), of which 0.66 square miles (1.7 km2) is land and 0.039 square miles (0.1 km2), or 4.89%, is water. Gantt is located along the west bank of the Conecuh River, at the dam forming Gantt Lake.

As of the census of 2000, there were 241 people, 101 households, and 62 families residing in the town. The population density was 374.0 people per square mile (145.4/km²). There were 125 housing units at an average density of 194.0 per square mile (75.4/km²). The racial makeup of the town was 75.93% White, 21.99% Black or African American, 0.83% Native American, 0.41% from other races, and 0.83% from two or more races. 0.83% of the population were Hispanic or Latino of any race.

There were 101 households out of which 31.7% had children under the age of 18 living with them, 45.5% were married couples living together, 11.9% had a female householder with no husband present, and 38.6% were non-families. 34.7% of all households were made up of individuals and 20.8% had someone living alone who was 65 years of age or older. The average household size was 2.39 and the average family size was 3.11.

In the town the population was spread out with 29.0% under the age of 18, 3.7% from 18 to 24, 24.1% from 25 to 44, 21.2% from 45 to 64, and 22.0% who were 65 years of age or older. The median age was 40 years. For every 100 females there were 95.9 males. For every 100 females age 18 and over, there were 85.9 males.

The median income for a household in the town was $25,536, and the median income for a family was $40,250. Males had a median income of $32,250 versus $18,750 for females. The per capita income for the town was $12,850. About 15.5% of families and 19.2% of the population were below the poverty line, including 23.0% of those under the age of eighteen and 15.4% of those sixty five or over.

Coordinates:

Архангельское (Архангельский район)

Арха́нгельское (башк. Архангел) — село, административный центр Архангельского сельсовета и Архангельского района Республики Башкортостан России. Основано 1 марта 1753 года как медеплавильный завод на речке Аскын. Основатели: симбирские купцы Твердышевы.

Согласно переписи 2002 года, преобладающие национальности — русские (65 %), башкиры (25 %).

Районный центр: Архангельское
Абзаново • Азово • Айтмембетово • Аккулево • Алексеевское • Андреевка • Аскино • Асы • Бакалдинское • Басиновка • Бейсово • Белорус-Александровка • Березовка • Благовещенка • Валентиновка • Васильевка • Верхние Ирныкши • Верхние Лемезы • Верхний Фроловский • Гайфуллинское • Горный • Заитово • Заря • Ирныкши • Казанка • Карагай • Каракул • Карташевка • Кизги • Князево • Красная Горка • Красная Регизла • Красный Зилим • Кузнецовка • Кумурлы • Кургаш • Кызылярово • Кысынды • Лагутовка • Лукинский • Магаш • Максим Горький • Михайловка • Муллакаево • Николаевка • Новокызылярово • Новоустиновка • Новочишма • Новошареево • Новые Сарты • Орловка • Петропавловка • Победа • Приураловка • Приуралье • Родинский • Сагитово • Сухополь • Тавакачево • Тереклы • Троицкое • Тукмаклы • Убалары • Узунларово • Усаклы • Успенка • Устье-Бассы • Чик-Елга • Шакировка • Яркинский

VTG AG

Leitung

Die VTG Aktiengesellschaft ist ein börsennotiertes Schienenlogistik- und Waggonvermietunternehmen mit Sitz in Hamburg. Sie ist in den Bereichen Waggonvermietung (einschließlich Waggonbau, -reparatur und -instandhaltung), Schienenlogistik und Tankcontainerlogistik tätig. Zu den Kunden zählen etwa eintausend Unternehmen aus der Chemie- und Mineralölindustrie sowie der Automobil-, Papier- und Verbrauchsgüterindustrie. Mit über 80.000 Eisenbahngüterwagen verfügt die VTG-Gruppe über die größte private Wagenflotte Europas. Zur VTG-Gruppe gehören 27 Gesellschaften, die in 49 Staaten aktiv sind. Das Unternehmen beschäftigt über 1400 Mitarbeiter.

Die VTG-Gruppe geht auf den im Jahr 1951 gegründeten Staatsbetrieb VTG Vereinigte Tanklager und Transportmittel GmbH zurück. Diese ist aus Teilen der 1934 gegründeten reichseigenen Wirtschaftlichen Forschungsgesellschaft (Wifo) hervorgegangen. Diese Gesellschaft diente der Errichtung von Produktions- und Bevorratungsanlagen für Rohstoffe. Die 1951 auf Veranlassung der zuständigen Bundesbehörden gegründete VTG übernahm die bis dahin unter dem Namen der Wifo geführten Tanklager-, Kesselwagen- und Tankschiffbetriebe.

Die VTG wurde 1961 durch Verkauf an die Preussag privatisiert. Während der fast 45-jährigen Konzernzugehörigkeit konzentrierte sich die VTG auf den Geschäftsbereich Waggonvermietung, war aber auch – nach der Zusammenführung der Logistikaktivitäten von Lehnkering und Umbenennung in VTG-Lehnkering AG im Jahr 1998 – in der Binnenschifffahrt und im Tanklagergeschäft tätig. Ebenso gab es ein Engagement in der Bereederung von Bohrinselversorgern. Mittels Akquisitionen und Desinvestitionen wurde die Geschäftstätigkeit in der Folgezeit auf die drei Geschäftsbereiche Waggonvermietung, Schienenlogistik und Tankcontainerlogistik ausgerichtet. 2002 gab sich die Preussag den neuen Konzernnamen TUI. Die VTG-Aktivitäten wurden fortgeführt und ausgebaut. Die VTG übernahm im selben Jahr die europäischen Schienenlogistikaktivitäten der australischen Brambles-Gruppe und vergrößerte den Wagenpark um rund 23.000 Waggons. 2004 stockte das Unternehmen die Beteiligung an der Transpetrol auf 75 % auf (den Rest hält Kühne + Nagel). Im selben Jahr erfolgte der Verkauf der Bulk- und Speziallogistik und die Umfirmierung in VTG Aktiengesellschaft.

TUI verkaufte im Juni 2005 die Tochter VTG an die Compagnie Européenne de Wagons, eine Gesellschaft, deren Anteile mehrheitlich von Fonds gehalten werden, die eine internationale Investmentgruppe um die El Vedado LLC von Wilbur Ross verwaltet. Bis 2006 erfolgte der Erwerb der Eisenbahngüterwagen- und Tankcontainerflotte der französischen Algeco, der OMV, der Schweizer Rexwal Finance, der Otto Wolff Railtrans und der ehemaligen schwedischen Nordwaggon. Im Jahr 2007 wurden die Anteile an der VOTG Tanktainer von 58,4 % auf 100 % aufgestockt. Von der ehemaligen Groupe Caib Auxifer kam deren schweizerischer Ableger ETRA Eisenbahn-Transportmittel ebenfalls zur VTG.

Seit dem 28. Juni 2007 war VTG im Prime Standard der Frankfurter Wertpapierbörse gelistet. Größter Aktionär ist mit etwa 54 % die Compagnie Européenne de Wagons. Nach knapp einem Jahr wurde VTG mit Wirkung zum 22. September 2008 in den Auswahlindex SDAX aufgenommen. Diesen Platz musste sie allerdings zwischen dem 24. März und 4. Dezember 2014 vorübergehend wieder räumen. Mitte 2008 expandierte das Unternehmen auf den chinesischen Markt der Tankcontainerlogistik, indem das Joint-Venture der Tochtergesellschaft VOTG, die Cosco Logistics Beijing die Hälfte der Anteile an dem Logistik-Dienstleister Cosco-Vopak Logistics Shanghai übernahm. Ende Juli 2008 übernahm VTG den Waggonbaubereich der insolventen Graaff-Gruppe in Elze.

Im April 2010 übernahm VTG die Rexwal-Gruppe mit 720 Güterwaggons und im Juli desselben Jahres erwarb das Unternehmen weitere 1100 Getreidewaggons vom französischen Schienenlogistikunternehmen TMF, an dem es sich auch beteiligte. Im April 2011 wurden weitere 300 Waggons vom italienischen Konkurrenten Sogerent übernommen. Damit reagierte VTG auf die sich verbessernde Wirtschaftsentwicklung und diversifizierte gleichzeitig die angebotenen Waggontypen. Anfang Juni 2011 expandiert VTG durch die Übernahme der finnischen Unternehmensgruppe Railcraft Oy mit 560 eigenen Kesselwagen auf das russische Breitspurnetz.

Ende 2011 verdoppelte VTG den Waggonbestand in den USA, indem der Vermieter SC Rail Leasing America (SCRL) aus Collinsville (Illinois) mit mehr als 2000 Waggons übernommen wurde. Nach dem Erwerb von Texas Railcar Leasing Company (TRLX) mit 1000 Waggons Anfang 2008 konnte der Wagenbestand bereits bis 2010 verdoppelt werden. 2013 gründete VTG zusammen mit Kühne+Nagel (K + N) das Gemeinschaftsunternehmen VTG Rail Logistics, das eine Geschäftserweiterung in Richtung Russland und Balkan vorantreiben sollte. Der 30-Prozent-Anteil von K + N wurde mit Wirkung vom 5. Januar 2016 jedoch an VTG abgegeben.

Am 29. September 2014 wurde bekanntgegeben, dass die VTG die AAE mit 30.000 Güterwagen übernimmt. Nach Zustimmung der Kartellbehörden konnte die Übernahme, die durch eine Kapitalerhöhung von 34 % finanziert wurde, Anfang Januar 2015 abgeschlossen werden. Die neuen Aktien wurden vom Verkäufer Andreas Goer übernommen, der nun mit 29 % größter Aktionär ist. Zum 22. Dezember 2014 wurde die VTG wieder in den SDAX aufgenommen.

In der Waggonvermietung setzt VTG weltweit einen Wagenpark von über 54.000 Eisenbahngüterwagen ein. Insgesamt werden ca. 1.000 Waggontypen verwendet. Der Schwerpunkt liegt bei Kessel- und Großraumgüterwagen sowie Flachwagen. In Europa ist der Wagenpark der VTG-Gruppe die größte private Flotte. VTG bietet neben der Vermietung von Eisenbahngüterwagen auch die Bewirtschaftung, technische Betreuung, Verwaltung und Instandhaltung fremder Waggonparks an. Ferner verfügt VTG über eigene Waggonbaukapazitäten sowie drei Reparaturwerke in Deutschland und Frankreich. Darüber hinaus ist VTG zu 50 % an dem Schweizer Vermieter Transwaggon beteiligt.

In der Schienenlogistik transportiert VTG insbesondere Mineralöl- und Chemieprodukte, Flüssiggase sowie Massen- und Stückgüter im Einzelwagen- und Ganzzugverkehr. In diesem Segment arbeitet VTG mit einem Netz nationaler und internationaler Partner zusammen, nutzt aber auch den eigenen Wagenpark. In der Schienenlogistik ist VTG in Deutschland, Italien, Frankreich, Spanien, Polen, Österreich, Ungarn und in der Ukraine vertreten. Im Jahr 2012 trat die VTG erstmals als Eisenbahnverkehrsunternehmen auf, indem sie als Traktionär die damalige Tochtergesellschaft Transpetrol benutzte.

In der Tankcontainerlogistik besitzt VTG eine Flotte von etwa 10.000 Tankcontainern, die sich von einem zum anderen Verkehrsträger umladen lassen. Weltweit werden vor allem flüssige und temperaturgeführte Produkte der Chemie-, Mineralöl- und Druckgasindustrie transportiert. In diesem Segment besitzt VTG acht Standorte, u.a. die Zentrale in Hamburg und zwei regionale Zentren in Singapur und West Chester (Pennsylvania) (USA), sowie ein weltweites Agenturnetz.

Adler Real Estate | ADO Properties | Amadeus FiRe | BayWa | Bertrandt | Biotest | Borussia Dortmund | Braas Monier Building Group | Capital Stage | Cewe | Chorus Clean Energy | Deutsche Beteiligung | Deutz | DIC Asset | ElringKlinger | Ferratum | Gerry Weber | GfK | Grammer | Grenke | Hamborner | Hamburger Hafen und Logistik | Hapag-Lloyd | Heidelberger Druckmaschinen | Hornbach Holding | Hypoport | Indus Holding | Klöckner & Co | Koenig & Bauer | KWS Saat | Leifheit | Patrizia Immobilien | Puma | SAF-Holland | Scout24 | SGL Carbon | Sixt | Stabilus | Takkt | Tele Columbus | TLG Immobilien | Vossloh | VTG | Wacker Neuson | WashTec | WCM | Wincor Nixdorf | Wüstenrot & Württembergische | Zeal Network | Zooplus

(Stand: 19. September 2016)

Motif (folkloristique)

Vous pouvez partager vos connaissances en l’améliorant (comment ?) selon les recommandations des projets correspondants.

Un motif, en anthropologie culturelle et en folkloristique, est un élément récurrent identifié par les folkloristes dans les traditions populaires d’un groupe humain lié à une aire culturelle. Dans une interprétation large, un motif peut relever du domaine de la musique, de la littérature orale ou écrite, des arts visuels ou textiles etc. Les motifs, qui s’associent entre eux pour créer des schémas (patterns) repérés par les folkloristes au sein d’un groupe donné, sont décrits, analysés, interprétés et comparés avec ceux d’autres cultures, afin de mieux comprendre les valeurs, les habitudes et les modes de vie de cultures particulières.

Dans un sens plus spécifique, le terme de motif est utilisé dans l’étude des contes et autres récits populaires. Il représente un épisode restreint, constituant un tout difficilement dissociable, que l’on peut retrouver dans des récits différents, relevant éventuellement de cultures différentes.

Le folkloriste américain Stith Thompson a établi l’Index des motifs (voir Bibliographie) sans doute le plus connu, qui complète l’index des contes-types ou classification Aarne-Thompson.

« Un motif est le plus petit élément à l’intérieur d’un conte ayant le pouvoir de se maintenir dans la tradition. Pour posséder ce pouvoir, il doit avoir en lui quelque chose d’inhabituel et de frappant. La plupart des motifs se répartissent en trois classes. Il y a d’abord les acteurs du conte – dieux, animaux insolites, ou créatures du domaine du merveilleux telles que sorcières, ogres, fées, ou même des personnages humains stéréotypés, tels que le fils cadet favori ou la cruelle marâtre. En second lieu viennent certains éléments de l’arrière-plan de l’action – objets magiques, traditions insolites, croyances étranges, et assimilés. En troisième lieu viennent des incidents isolés – et ce sont eux qui constituent la grande majorité des motifs. »

— Stith Thompson, The Folktale

Les principes adoptés par Thompson ont fait l’objet de diverses remarques et critiques. Ainsi selon Hans-Jörg Uther, si en principe « les motifs représentent les briques de base pour ce qui est de la construction des récits » (des « unités narratives »), « un motif peut être une combinaison des trois éléments [cités par Thompson], par exemple quand une femme utilise un don magique pour transformer une situation donnée. »

En fait, dans la pratique, les frontières du motif et du conte-type sont souvent imprécises. Pour Joseph Courtès par exemple, il n’y a entre type et motif qu’une différence de longueur et de complexité.

Courtès apporte une critique argumentée au système de classification de Thompson, pour introduire ensuite ses propres suggestions. Il remarque d’abord que le côté frappant (« striking ») est souvent d’ordre culturel, ce qui est frappant dans une culture ne l’étant pas forcément dans une autre. Surtout, il regrette le côté « hétéroclite » de la typologie, qui lui semble mêler des critères « thématiques » (à un certain niveau d’abstraction) et « figuratifs » (plus concrets, incarnés). Pour lui, les entrées thématiques de l’Index ressortent du niveau classificatoire, et ne devraient pas être utilisées en tant que telles. De plus, Thompson lui paraît multiplier parfois inutilement les subdivisions (il donne l’exemple de l’entrée D1551, « Waters magically divide and close », pour laquelle Thompson indique 6 sous-catégories en fonction de l’instrument ou du moyen par lesquels les eaux se divisent, alors que ceux-ci n’ont aucune incidence sur le schéma narratif). Il montre aussi, à titre d’exemple, que le chapitre „B. Animals“ de Thompson est loin de contenir toutes les entrées relatives à des animaux, puisqu’on en trouve dispersées « dans presque tous les autres chapitres de l’Index » : la division en chapitres est donc en grande partie empirique. Il estime par ailleurs hasardeuse la tripartition initiale retenue par Thompson pour sa définition (voir ci-dessus) : pour lui, le motif doit clairement être considéré comme un « micro-récit », et donc les deux premières catégories indiquées ont peu de pertinence.

Courtès plaide en fait pour une typologie « syntaxique » des motifs : de même qu’une phrase simple contient un sujet, un verbe et un complément d’objet, ainsi en est-il des épisodes élémentaires du récit. Or c’est la fonction (le verbe) qui devrait être considérée comme l’invariant du motif, car les sujets et les objets possibles peuvent être multipliés à l’infini (ce sont de simples « variations figuratives »). Courtès juge que sa propre approche permet de réinterpréter l’approche du philologue Joseph Bédier, dont « l’élément ω », jamais défini clairement comme l’a remarqué Propp, correspondrait en fait à sa propre redéfinition du motif ; un « type » équivalant alors à une « forme syntaxique complexe ».

kelme paul frank outlet new balance outlet bogner outlet le coq sportif outlet bogner taschen bogner taschen leder